VENEZIA e FIRENZE | Le mie riflessioni sul Decalogo dei sindaci

Antonella78
Level 10
Milan, Italy

VENEZIA e FIRENZE | Le mie riflessioni sul Decalogo dei sindaci

Ciao a tutti,

 

Leggo molti messaggi di host di Firenze e Venezia che riguardano le critiche fatte a noi host e al nostro lavoro. Un po’ di informazioni per permettere a tutti di comprendere di cosa sto parlando: il  15 marzo 2021 è stato pubblicato un Decalogo, (qui l'intero documento) un “manifesto” politico delle due città d’arte, Firenze e Venezia, scritto da Dario Nardella (sindaco di Firenze) e Luigi Brugnaro (Sindaco di Venezia), con proposte per il rilancio “del sistema Paese” che riguardano il rilancio a 360 gradi il settore del turismo e la sua filiera. Firenze e Venezia prendono seriamente l’appello del presidente Draghi sull’importanza di rilanciare le città d’arte, anche perché “il turismo internazionale in Italia riparte se ripartono le città d’arte”. Bene, vero, ma ciò che è stato scritto è strumentale e non fondato su dati e fatti.

E vorrei raccontarvi perché:

 

Il punto n.7 del Decalogo, sulla residenzialità tocca noi host in modo sostanziale perché propone “NORME PER GLI APPARTAMENTI DESTINATI AGLI AFFITTI BREVI”, e io voglio esprimere qui il mio disappunto per aver letto ancora una volta critiche infondate all’attività di noi host non imprenditoriali. Nel Decalogo si legge:

 

“[…] troppo spesso si genera un’offerta improvvisata e non qualificata che inficia quella complessiva del paese e genera concorrenza…

 

Ma le Locazioni turistiche a conduzione individuale/familiare sono facilmente riconoscibili: hanno 1 o al massimo 2 annunci sui portali delle OTA con una valutazione media che non scende sotto i 4,9/5.0. È per questo che mi dispiace essere appellata come “offerta improvvisata e non qualificata”. Che la nostra offerta sia studiata nei minimi particolari e ben apprezzata lo dicono i nostri ospiti. Il feedback che riceviamo è lo strumento più trasparente per decretare il livello qualitativo della nostra offerta!

 

Ancora nel documento si legge:

 

“Con il recente forte sviluppo delle piattaforme online e il complesso normativo di sostanziale “deregulation” abbiamo assistito alla crescita esponenziale di questo tipo di offerta non professionale ed – in certi casi - sleale, favorendo, lo svuotamento dei centri storici causata anche dall’impennata dei costi di affitto di medio lungo periodo. Questo svuotamento, forse fino a oggi poco evidente o forse sottostimato, è ormai palese a tutti soprattutto in città come Firenze o Venezia.”

 

Noi host, non abbiamo certamente creato, ma neppure accelerato, in modo significativo il fenomeno di “desertificazione” del centro storico. La vita sociale del Centro Storico di Firenze, ad esempio, si è svuotata pian piano a partire dagli anni ’60, e in modo più importante negli anni ’80 e ’90; non dal 2011, anno in cui hanno iniziato a comparire i primi affitti turistici. Il decentramento delle Università e di tanti altri uffici pubblici ha dato il colpo di grazia. (fonti: comune.fi.it statistiche demografiche e censimento Istat 1991).

 

Secondo me, la mancanza di obbligo a prendere partita IVA per poter affittare un appartamento ad affitto turistico non deve essere confusa con una non-professionalità. È solo una questione meramente fiscale, che può trovare le sue ragioni in materia tributaria, ma non certamente nel merito della qualità con cui viene proposta una offerta. Il feedback dei clienti è il più potente e moderno strumento di valutazione di un servizio.

 

Alcune associazioni, come anche Host+Host, di cui faccio parte, ha redatto una risposta formale al Decalogo che potete leggere qui.

 

Fra i punti centrali della risposta:

premesse sbagliate, analisi superficiali o addirittura errate, proposte che non fanno bene né a una parte né all'altra (lose-lose); dopo questi punti il documento dell’associazione propone un’analisi e delle proposte.

 

> Mi piacerebbe sapere che cosa ne pensate voi, soprattutto se siete delle due città Venezia e Firenze e magari potreste aiutarmi a raccogliere altri feedback.

 

Ciao e a presto

Antonella

32 Risposte 32
Isabella180
Level 2
Florence, Italy

 

Sottoscrivo pienamente @Francesca250   !!!! Ma come possiamo fare sentire la nostra voce?

Isabella Firenze

Eliana16
Level 2
Venice, Italy

Buongiorno

Sono Eliana , membro del Direttivo Abbav -Assoc. B&B, Appartamenti del Veneto-

Di seguito la nostra risposta al Decalogo.

Stiamo anche collaborando con il Prof. Jan Van Der Borg della Facoltà di Economia e gestione  del turismo dell'Università di Venezia, che si è reso disponibile con i suoi studenti di analizzare la nostra situazione 

Purtroppo un incendio ha distrutto il server a Bruxelles dove era registrato il nostro sito, e stiamo lavorando per ripristinarlo.

Potete seguire le nostre inziative sulla pagina FB di Abbav : AssociazioneABBAV

 

A breve procederemo con un'altra iniziativa

 

 

ABBAV risponde al Decalogo Firenze Venezia
Apprendiamo dai notiziari che i Sindaci di Firenze e Venezia, Dario Nardella e Luigi Brugnaro, con il coinvolgimento delle rispettive Amministrazioni, hanno elaborato una serie di proposte per il rilancio delle città d’arte.
Dopo una attenta lettura delle menzionate proposte, riteniamo doveroso replicare evidenziando le numerose incongruenze che riscontriamo nel cosiddetto “Decalogo Firenze Venezia”.
Punto 1. Sostegno economico agli operatori
Pare abbastanza incomprensibile la conclusione del punto 1 del Decalogo, in cui si recita “Soltanto restituendo il turismo alle città ed ai professionisti e disegnando sistemi intelligenti di gestione e controllo dei flussi turistici potremo tornare ad avere i centri storici di nuovo ricchi di vita propria”.
Allo stato, l’attuale amministrazione propone come “sistema intelligente di gestione” quello dei tornelli e del contributo di soggiorno che, anche sorvolando sulle numerose criticità che si sono riscontrate nel corso dell’implementazione di questi sistemi, restituiscono un’immagine della città più simile ad un parco divertimenti che ad un centro storico ricco di vita propria.
Diversamente, già dal 2017, ma anche in un recente incontro dello scorso 2 febbraio, ABBAV ha sottoposto all'amministrazione, un articolato progetto sulla regolamentazione dei flussi turistici, nonché sull’incasso dell’imposta e del contributo di soggiorno con modalità telematiche.
In merito a questo progetto non abbiamo ricevuto risposta, malgrado abbia incontrato il favore di numerosi Consiglieri sin dalla sua prima presentazione.
Sempre nell’ottica di fornire alla Città un adeguato sistema di gestione, Abbav ha lavorato ed è ora in grado di fornire un’App per l’incasso delle imposte di cui sopra, grazie alla quale si potrebbero digitalizzare, una volta per tutte, gli adempimenti che appesantiscono la burocrazia con cui i gestori di attività ricettive hanno a che fare tutti i giorni.
Punto 2. Incentivi per il Turismo in Italia
La proposta di superare “le criticità del ‘Bonus vacanze’”, di cui al punto 2), è tardiva e poco concreta.
Abbav e le rispettive associazioni di categoria a livello nazionale evidenziano la limitatezza del bonus vacanze sin dalla sua introduzione, chiedendone la proroga ed il superamento di alcune limitazioni, prima tra tutte quella relativa all’impossibilità di utilizzo del bonus presso le strutture non imprenditoriali.
Si sono proposti sgravi diretti in busta paga o dichiarazione dei redditi a favore di chi usufruirà del Bonus, con la possibilità di vendere il relativo credito anche alle stesse strutture ricettive per l’immediato utilizzo sotto forma di credito di imposta.
Punto 3. Attività, Tour ed Experience nelle mani dei professionisti
La normativa nazionale regolamenta già ampiamente tutto il settore. Di unica rilevanza è l'obbligo per le OTA di verificare le abilitazioni per l'esercizio dell'attività esercitata, ma serve anche un attento controllo sul territorio della polizia amministrativa che ha tutte le facoltà di verificare e inibire lo svolgimento di attività in sprezzo ai regolamenti comunali ed ai dettami di legge.
Punto 4. Norme per le guide turistiche
Nella parte in cui si propone “una norma nazionale, integrativa di quanto disposto dall’art. 3 della legge 97/2013, che richieda l’abilitazione specialistica per lo svolgimento di professioni turistiche nei centri storici nei capoluoghi metropolitani siti Unesco”.
Il tema è stato ampiamente affrontato nel tempo dalla Commissione Europea, che ha evidenziato i limiti di perimetro relativi alla professione di guida turistica ed alla possibilità, per le leggi nazionali, di limitare l'esercizio della professione in determinate situazioni. Non sembra quindi, allo stato, possibile spingersi oltre quanto dettato da norme di rango superiore.
Punto 5. Incremento del Fondo Nazionale per il TPL
Sull'incremento dei fondi per il trasporto locale per una città come Venezia non possiamo che essere d'accordo, purché i fondi siano effettivamente destinati a punti specifici del trasporto da e verso le isole e purché non si perdano nel calderone degli sprechi della spesa pubblica.
Punto 6. Lo sviluppo del settore del trasporto turistico pubblico non di linea
Abbastanza fumoso e poco comprensibile quanto si afferma nel punto 6 del decalogo. Ci sembra abbastanza evidente che il “Recovery Plan” incentivi la transizione green dei trasporti e su questo le amministrazioni locali dovrebbero presentare piani chiari ed oggettivi.
Punto 7. Norme per gli appartamenti destinati agli Affitti Brevi
Stride il richiamo all’esigenza di una normativa più chiara e definita per le locazioni brevi, quando solo nell’ultimo decennio, come il Sindaco Brugnaro ben saprà, la materia è stata ampiamente revisionata sia a livello nazionale, che a livello regionale e locale.
Si citano, a titolo esemplificativo, sul fronte nazionale, il Codice del Turismo del 2011, il D.L. 50/2017 e la recentissima Legge di Bilancio 2020, sul fronte regionale e locale, la legge regionale 11/2013 ed il Regolamento Edilizio del Comune di Venezia.
Proprio quest’ultimo, contrariamente a quanto ora chiede il Sindaco, introduce “forti disparità tra coloro che offrono servizi nel settore in maniera professionale e quanti possono farlo in modo non professionale”, di fatto limitando il diritto di proprietà.
Deve pertanto ritenersi assolutamente non vera l’affermazione secondo cui chi loca un proprio immobile non deve “sottostare a regole che, al contrario, valgono per i professionisti del settore”.
Visto l’attuale quadro normativo del Comune di Venezia, tra delibera 25/2017 e Regolamento Edilizio, è semmai vero il contrario.
Mentre i titolari di locazioni turistiche e di strutture ricettive extralberghiere si vedono continuamente frapporre ostacoli, gli albergatori possono operare indisturbati, come testimoniano le continue aperture di ostelli, la svendita di edifici di proprietà del comune per la realizzazione di strutture alberghiere, nonché l’acquisizione massiccia di unità immobiliari destinate a diventare dépendance, in barba ai limiti dimensionali stabiliti per le attività extralberghiere (si veda la Deliberazione della Giunta Regionale n. 343 del 22 marzo 2017).
Ancora più stridente, anche alla luce di quanto appena detto, è l’affermazione per cui le case affittate a scopo turistico produrrebbero “una concorrenza sleale nei confronti delle strutture alberghiere”, quando è ormai noto che l’offerta turistica, negli anni, si sia segmentata e diversificata in risposta alle diverse esigenze dei viaggiatori, con il risultato che molti segmenti sono spesso non sovrapponibili tra di loro (l’ospite che sceglie di pernottare in campeggio non andrà in albergo, così come l’ospite che predilige l’intimità e la privacy di un appartamento).
In relazione ai punti elencati a seguire si specifica quanto segue:
Licenze: si afferma che sono contingentate. Per quanto riguarda Venezia, sono contingentate, grazie alla Delibera 25/2017, solo le aperture di attività extralberghiere. Sono sotto gli occhi di tutti invece, le nuove aperture, da 4 anni a questa parte di alberghi e soprattutto di mega-ostelli aperti a dismisura in terraferma (l’ultimo in ordine di tempo è l’ex Galileo a Marghera).
Tassazione: si afferma che la locazione turistica è pratica sleale nei confronti degli alberghi, a causa dell’asserito minor carico fiscale subito dalle prime rispetto alle seconde. Sul punto si afferma che la reale tassazione degli alberghi ammonta al 27,9%, data dalla somma delle aliquote ires ed irap rispettivamente del 24% e del 3,9%, per un totale del 27,9%, contro il 21% della locazione turistica in cedolare secca. Si tenga però conto che il 27,9% per un Albergo incide sulla differenza tra Ricavi – Costi, mentre nelle affittanze brevi in cedolare secca il 21% si paga sull'intero introito senza possibilità di dedurre i costi di prenotazione (18%) lavanderia e pulizie finali (20% del prezzo) e utenze (ulteriore 10%).
Obbligo di adeguamento alle normative antincendio e primo soccorso: si afferma che tali obblighi vengono imposti solo alle strutture ricettive e non alle locazioni. Posto che il rapporto che sorge tra albergatore ed ospite e quello che nasce per effetto di un contratto di locazione sono due rapporti completamente diversi, così come lo sono – per configurazione – le modalità in cui si svolge il rapporto stesso, molti locatori, pur senza un obbligo, si sono già muniti di polizze RC, estintori, allarmi antincendio e via dicendo, poiché nel loro interesse tutelare i propri beni immobili da eventuali incidenti.
Personale negli alberghi e nelle locazioni: si afferma che solo nei primi vi siano regolari assunzioni e che siano assolti i conseguenti oneri contributivi. Deve rilevarsi l’assoluta infondatezza di simili affermazioni, oltre a doversi sottolineare che, anche in caso di appalto di personale, il committente non è esentato dal versamento dei contributi.
Inoltre, analizzando i dati della graduatoria di un recente bando della Regione Veneto, emerge che le strutture ricettive dell’extralberghiero hanno il più alto rapporto dipendenti/posti letto rispetto alle strutture alberghiere.
Ma quel che più preoccupa sono le successive proposte:
Introduzione di una destinazione residenziale-turistica
Limitazione a massimo 2 locazioni e massimo per 90 giorni a chi esercita in forma non imprenditoriale
Non ci si rende conto che, con l’introduzione di una destinazione residenziale-turistica, si rischia di creare un danno enorme al patrimonio immobiliare privato, costringendo i proprietari a tenere chiusi i propri immobili o, nella peggiore delle ipotesi, a svenderli a ricchi stranieri. Da una parte, infatti, non potrebbero fare locazione turistica, dall’altra dovrebbero affrontare il rischio di fare locazioni di lungo periodo, con l’alta probabilità di trovarsi con inquilini morosi e lunghi procedimenti giudiziali, aggravati dall’attuale emergenza economico e sanitaria.
Oggi paghiamo una miope politica sul territorio della residenzialità, con pochi investimenti, incentivi e tutele del proprietario. La cronaca mette costantemente in evidenza che, una volta locato l'immobile con contratti per periodi superiori all'anno (contratti 4+4 o 3+2) diventa difficile e oneroso recuperare dapprima i canoni non pagati e successivamente l'immobile stesso, se non dopo anni di battaglie legali e costi altissimi.
Questo è uno dei principali motivi per cui molti privati si sono rivolti alla locazione turistica o, in alternativa, a quella transitoria.
È dunque evidente il malcelato intento di proseguire quella campagna denigratoria che da tempo si protrae a danno delle locazioni turistiche.
Una vera politica residenziale dovrebbe partire dallo stanziamento di risorse e mezzi per incentivare la residenza e impiego di mezzi per dare nuova linfa al lavoro sul territorio.
Bisogna ripartire dagli incentivi ai proprietari per l'affitto ai residenti, dagli sconti IMU, dai contributi per la ristrutturazione e per l'acquisto delle giovani coppie, dalla residenza pubblica su cui non si investe più nulla. Dai fondi di garanzia sugli affitti per residenti morosi.
Altrimenti, come al solito, si fa solo propaganda e non si risolvono problemi.
Punto 8. Norme speciali per la limitazione delle attività commerciali o dei prodotti in libera vendita
Non vi è alcun dubbio che sia di assoluta necessità rafforzare e rivalutare l'offerta sul territorio, valorizzando le attività locali, premiandone la continuità aziendale, la storicità, l'artigianalità e la vendita di prodotti tipici del territorio. Questo instaurerebbe un circolo virtuoso per tutto il comparto produttivo locale.
Punto 9. Norme per la tutela del decoro e la sicurezza urbana
Non servono nuove norme per il decoro e la sicurezza urbana, che già regolamentano tutte le fattispecie di reato e le varie violazioni, ma un più attento controllo del territorio nel far rispettare le regole e le norme esistenti.
Durante la crisi pandemica sono emerse ancor di più tutte le criticità della sicurezza urbana, evidenziando l’incapacità da parte degli organi di controllo di vigilare su fenomeni quali assembramenti e baby gang, malgrado il continuo aumento delle forze dell’ordine con i proventi dell’imposta di soggiorno.
Punto 10. Sviluppo delle Smart Control Room per la gestione intelligente della città
La Smart Control Room non può programmare i flussi, ma solo prendere atto di situazioni già in essere e quindi agire in situazione di emergenza.
Riteniamo peraltro molto inquietante pensare di essere osservati tutta la giornata da mille telecamere e contemporaneamente sentir parlare di privacy.
In ogni caso ci sembra evidente che la politica sulla programmazione turistica non possa basarsi su una Smart Control Room in particolare, quanto piuttosto su un’adeguata programmazione, sulla digitalizzazione e lo snellimento degli adempimenti burocratici, sull’investimento di risorse e denaro nel rilancio del settore e sullo sviluppo di iniziative concrete e di reale beneficio per gli operatori.
Marina979
Level 3
Venice, Italy

 

@Antonella78, posto su questa stanza di discussione  le mie argomentazioni sul tema, improvvidamente -per mia colpa - finite altrove.

Il tema è proprio il fantomatico "Decalogo" per la rinascita del turismo nelle città antiche come Firenze e Venezia, proposto dai rispettivi Sindaci delle città così pesantemente colpite - economicamente - dalla mancanza di turismo causa Covid. Il tutto redatto nella prospettiva - una volta sopravvissuti al Covid-19 di riorganizzare il settore turistico e la rinascita delle città d'arte. Ciò che più fa arrabbiare (uso una parola risapettosa della netiquette digitale...) in questa Nuova Tavola dei Comandamenti  è l'accanimento nei confronti dell'extraalberghiero, delle locazioni brevi in particolare, quali causa fondante del turismo cosiddetto "mordi e fuggi", della trasformazione dei centri storici in parchi a tema, e conseguente scomparsa di cittadini residenti. In merito ti allego quanto  scritto da mio marito su FB per l'occasione:" Ebbene sì, gli illustri Podestà di Venezia e Firenze, sono saliti fin sulla vetta del monte Sinai per dar corpo alle Nuove Tavole per la salvezza delle città d'arte di cui sono a capo. Nonostante l'alta caratura del ghost writer di turno, il contenuto risulta farcito dei soliti luoghi comuni soprattutto laddove nel Settimo Comandamento “Residenzialità”, affronta il tema degli affitti brevi, che, a dire il vero, pare scritto sotto un’isterica dettatura nelle stanze dei piani alti di Federalberghi, più che sulle cime del Monte Sacro. Non a caso tale iniziativa ha il pieno sostegno di AVA, Associazione Veneziana Albergatori. Concorrenza sleale verso gli alberghi (sic), mancanza di “professionalità”, sicurezza, svuotamento dei centri storici, e via discorrendo… costituiscono il vulnus causato da quanti affidano una legittima rendita a questa forma di locazione. Per cui si richiede al Governo il pieno potere in merito al cosiddetto turismo sostenibile oltre che la modifica del testo unico dell’edilizia, a completamento di una serie di penalizzazioni fiscali e normative per chi sventuratamente insistesse nel destinare la famosa “casa che avanza” solo per affittanze brevi. Volutamente omettendo, per esempio, che ormai la maggior parte delle locazioni attualmente censite sono in regola con tasse e disposizioni di legge, che sono già penalizzate da una Tari forzosamente aggravata (a tutt’oggi paghiamo come ospitassimo tutti i giorni dell’anno i cinque posti letti registrati) nonostante il Covid-19 abbia azzerato anche per noi le presenze, che i nostri ospiti pagano una tassa di soggiorno maggiorata a differenza di alberghi e Co. Tanto più che non è vero che le migliaia di locazioni turistiche sul territorio riconducano solo a figure emuli della già nota signora Bettina, gestore di centinaia di affittante brevi sui portali dedicati.

Certe richieste si commentano da sole, per quanto sono contraddittorie - da una parte gli illustri Podestà di cui sopra chiedono aiuto allo Stato denunciando un calo del turismo che è devastante per le casse comunali, e dall’altro vogliono limitare proprio quel settore degli affitti turistici, che tanto fino a ieri ha rimpinguato di “becchime” *, così caro al nostro Podestà, anche il silos di Ca’ Farsetti.
https://live.comune.venezia.it/.../Decalogo_Firenze..." *(becchime, il cibo che si usa dare ai volatili domestici, e che l'attuale "doge" di Venezia spesso utilizza riferendosi agli incentivi dati agli impiegati comunali per incentivarne la produttività...terminologia che se è giustificabile per le origini rurali dello stesso, poco si conciliano con sensibilità del ruolo ricoperto tanto quanto la paterna progenie paterna, Ferruccio operaio poeta in Porto Marghera).

Certamente la limitazione a non più di 90 giorni, se attuata, oltre che un dramma per molti - anche se noi amiamo questa attività di host più per sentirci occupati (siamo pensionati) e supportare le spese di possedere "una casa che avanza" - credo sarebbe illegittimo invadendo le prerogative della proprietà privata.

 

Detto questo l'anno scorso abbiamo avuto sette ospiti per un totale di una trentina di giorni e quest'anno, ad oggi un paio di ospiti in rientro dall'estero e accolti per la necessaria quarantena.

 

Aggiungo, tanto per smentire l'immancabile vulgata sul tema, nel Comune di Venezia le locazioni turistiche “in nero” negli ultimi anni sono state praticamente azzerate. La creazione di un portale dedicato (https://www.comune.venezia.it/it/content/geoids) che fotografa la realtà delle attività turistiche extralberghiere, anche grazie alla segnalazione dei tanti che mal sopportano l’andirivieni di turisti magari nell’appartamento soprastante, ha reso insignificante il fenomeno e contemporaneamente ha rimpinguato le casse del Comune di Venezia. Ciononostante l’Ufficio Tributi comunale ha ben calcolato di portare, due anni fa, la tassa di soggiorno in tutto il territorio (non solo nella città storica) a 4 euro a persona per tutto l’anno, eccetto gennaio, considerato bassa stagione. Naturalmente solo per le strutture exstralberghiere in locazione breve. Come se ciò non bastasse, ha elevato la Tari al massimo consentito legandola, visto che è relativa anche alla produzione rifiuti non al numero degli ospiti effettivamente presenti - dato facilmente accessibile dalla denuncia regolarmente fatta presso la questura e alla Città Metropolitana - bensì al numero posti letto dichiarati e per tutto l’anno solare…Ora che le casse del Comune di Venezia piangono (purtroppo non solo quelle) da più di un anno la Tari non è stata aggiornata, e le eventuali riduzioni, solo se richieste, sarebbero accordate alle strutture con partita IVA. Questo accanimento viene giustificato con la necessità di incentivare la residenzialità dei cittadini (proprio questa settimana a Venezia Centro Storico il numero dei residenti è sceso sotto le 50mila unità) che hanno difficoltà a trovare appartamenti in affitto. E qui vengono fuori gli altri aspetti fondanti del macroscopico aumento delle locazioni brevi, che sono ben noti a tutti. La difficoltà di rientrare in possesso del bene immobiliare dato in locazione, degli eventuali danni non risarciti, della morosità degli inquilini, delle immancabili controversie giudiziarie. Per questo motivo con mio marito, una volta in pensione, abbiamo intrapreso questa attività di rendere disponibile la casa adiacente alla nostra solo per locazioni turistiche (che vita sarebbe se l’inquilino manifestasse comportamenti insopportabili una volta siglato il contratto?) garantendo un contributo alle spese soprattutto fiscali che gravano su chi, grazie soprattutto ai sacrifici dei genitori, si ritrova con una casa in più. Ora ci auguriamo tutti che il turismo, che le genti possano tornare a viaggiare liberamente e in salute. L’alternativa, per alleggerire l’aspetto fiscale incombente comunque resterebbe quello di chiudere le utenze domestiche (acqua, luce e gas) ed ottenere di conseguenza l’abbattimento della Tari, senza farsi prendere la mano da chi in Veneto, proprietari di capannoni sfitti per eliminare il problema alla radice hanno abbattuto il tetto…Non dimenticando, che alla faccia della residenzialità, a Venezia in molti finiranno per vendere il proprio alloggio ad acquirenti esteri.

 
 
Antonella78
Level 10
Milan, Italy

@Marina979 hai ragione e purtroppo regna ignoranza e malafede. Ecco perchè io dico che bisogna associarsi e far valere i propri diritti di host responsabili e in regola. Purtroppo i due sindaci sono ispirati da quanto succede ad Amsterdam, Barcellona, Parigi dove ci sono già limitazioni forti ai giorni di locazione a turisti,. Tutto ciò è fortemente lesivo dei diritti dei proprietari di case. Ciao

Francesca
Former Community Manager
Former Community Manager
London, United Kingdom

@Antonella78 @Hair letto quello che è successo ad Amsterdam? Cercherò di pubblicare qualcosa con l’aiuto del mio collega Olandese.

 


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Nenad13
Level 2
Florence, Italy

Ciao a tutti,

è tutto da vedere quando e come riprendera stagione turistica,

Anselmi1
Level 2
Florence, Italy

Quando tutti stanno bene nessuno si pone mai il

problema,i problemi di questo tipo vengono fuori quando non c’è nulla a cui pensare,il

problema della desertificazione dei centri storici soprattutto a Firenze è sicuramente dovuto agli affitti alti e hai costi da capogiro degli immobili tanto che io per farti un esempio ho dovuto comprare una casa per vivere con la mia Famiglia Fuori Firenze perchè la vita è troppo cara non certo per l’avvento  di qualche  immobile ad uso affitto turistico,inoltre si lamentano di cosa ? Prendono fior di quattrini con le tasse si Siggiorno!

Fabio451
Level 3
Palermo, Italy

Questo “decalogo” dei due sindaci è semplicemente vergognoso, denso come è di cattiva informazione e malafede. Sembra scritto sotto dettatura dagli albergatori che, non accettando un mercato che cambia e incapaci a migliorare l’offerta attraverso i servizi (strumenti che gli host non imprenditoriali non possono offrire) se la prendono con l’anello più debole della catena, le famiglie che affittano una casa per raggranellare qualcosa in tempi assai difficili. Questi sindaci dovrebbero semplicemente vergognarsi. Occorre attivarsi a vari livelli, anche attraverso messaggi ai partiti politici interessati (Lega in primis essendo il ministro Garavaglia leghista) per evitare che gli host possano essere penalizzati attraverso una palese violazione del diritto costituzionale di potere usufruire liberamente della proprietà immobiliare. Mai come adesso bisogna fare gruppo supportando le varie organizzazioni a tutela degli host (personalmente faccio parte di Prolocatur). Solo uniti si può raggiungere quella forza che ci permetterà di non farci schiacciare. 

Susanna0
Level 10
Milan, Italy

Concordo assolutamente con @Fabio451 : bisogna iscriversi alle associazioni.
Ce ne sono parecchie: per chi fa attività di Casa-Vacanze, per chi ha appartamenti in locazione, per chi fa b&b.
Anch’io faccio parte di Prolocatur, che è l’associazione specifica per i proprietari che fanno locazione breve, e che ha sempre difeso i nostri diritti presso le istituzioni; anche a Milano quando ancora non esisteva la distinzione e sembrava che tutti si dovessero classificare come Cav.

Solo le associazioni possono avere una voce in capitolo, non i singoli.

Antonella78
Level 10
Milan, Italy

@Susanna0 anche mio marito è socio prolocatur, sono bravi!

Roberto193
Level 2
Venice, Italy

Buonasera a tutti,

concordo con le opinioni espresse dagli altri utenti. La politica che aiuta i residenti a rimanere nella propria città , viene spesso espressa a scopo pubblicitario ma non attuata. Parlo di Venezia, dove è veramente difficile vivere per scarsità di servizi, lentezza di spostamenti, costo della vita elevato,  assoluta mancanza di lavoro per i giovani. I residenti che  utilizzano un appartamento come locazione turistica devono essere visti come un risorsa per la città perché oltre a rimanere legati al territorio creano lavoro ad altri e tengono in vita il tessuto sociale e culturale. Non solo noi host che operiamo nel rispetto delle regole non abbiamo avuto sostegni economici ma veniamo anche ostacolati per dare spazio maggiore ai soliti noti, approfittando del fatto che non siamo una lobby. Senza tra l’altro capire che il cliente dell’albergo non è lo stesso dell’appartamento.

Chiediamo solo maggior rispetto come cittadini e la possibilità di avere un reddito che ci consenta di restare  a vivere in una città che amiamo e che si sta spopolando in modo inesorabile.

Alda6
Level 2
Florence, Italy

Io vivo a Firenze nel centro storico, dove fino ad un anno fa, quando ancora il turismo non era completamente sparito, offrivo in locazione breve, per lo più a turisti, una porzione della mia casa.

Ho letto attentamente gli interventi precedenti molto precisi  e puntuali che hanno esaminato i problemi e le macroscopiche contraddizioni del famoso decalogo partorito dalle menti sopraffine dei sindaci di Firenze e Venezia, o di chi per loro, e poco ho da aggiungere a quanto è già stato scritto e scritto molto bene.

Io faccio parte di Myguestfriend, associazione di host che offrono in locazione turistica la loro proprietà o gestiscono gli appartamenti di singoli proprietari. L’associazione con sede a Firenze, ma con soci che provengono da tutta Italia, si è organizzata da qualche anno in difesa dei propri diritti nell’ambito  dell’extra-alberghiero e della home-sharing.

Abbiamo anche avuto qualche successo nel confronto con le autorità comunali e regionali, come nel marzo 2018, quando abbiamo riempito di host il Salone de‘500 in Palazzo Vecchio in un incontro con le autorità, o quando abbiamo fatto inserire nella legge regionale sul turismo le porzioni di case all’interno della categoria delle locazioni turistiche, che gli amministratori pretendevano di relegare nell’ambito delle attività di affittacamere.

Gli incontri e le collaborazioni con l’amministrazione fiorentina, peraltro numerosi, sembravano decisamente positivi per non dire idilliaci, sino a che non si è palesato un vero e proprio voltafaccia da parte del Sindaco e dell’Assessore. Se prima eravamo corteggiati, sino quasi alle elezioni comunali  del 2019, dopo siamo diventati i nemici numero uno della città, quelli che avevano spopolato Firenze, quelli che selvaggiamente affittavano a prezzi spropositati gli appartamenti togliendoli al mercato degli affitti residenziali, quelli che incentivavano il turismo selvaggio caratterizzato dal mordi e fuggi; tutte cose queste palesemente e vigliaccamente false. Durante la campagna elettorale del 2019, il sindaco diceva già da allora che il sistema delle locazioni turistiche doveva essere governato, senza precisare in che modo, per tenere buoni sia il mondo degli albergatori sia quello dei proprietari delle case. Io stessa, in più di una occasione, ho rivolto direttamente al primo cittadino delle domande su cosa intendesse in pratica ed ho ottenuto delle risposte elusive che tendevano a tranquillizzare me che, come piccola proprietaria (ma io mi ero qualificata come esponente dell’associazione) non avevo niente da temere perché il suo scopo era quello di colpire le grandi speculazioni e coloro che mimetizzavano con la locazione turistica immense proprietà immobiliari; suo dovere morale era tentare di riportare la residenza in centro storico!

Anche alla deputata fiorentina al Parlamento a seguito del famigerato  emendamento, da inserire all’interno del cosiddetto Decreto Milleproroghe (gennaio 2020), riguardante le locazioni brevi , a firma dei deputati Pellicani e Di Giorgi, che in un incontro con i cittadini affermava di aver voluto tutelare i piccoli proprietari, abbiamo fatto presente che l’emendamento proposto e bocciato sarebbe servito solo a togliere dal mercato della locazione turistica proprio i piccoli proprietari; che tale mercato inoltre, diventando tutto imprenditoriale, sarebbe passato completamente nelle mani dei grandi gruppi e degli intermediari ed avrebbe impedito a molte famiglie di integrare un bilancio familiare insufficiente a consentire un tenore di vita appena decoroso; limitare a 3 o 4 mesi l’anno la possibilità di accogliere i turisti  non avrebbe risolto i problemi economici di molte famiglie o dei pensionati ma avrebbe costretto a vendere o svendere i loro immobili perché gli introiti ricavati non avrebbero probabilmente coperto nemmeno le spese.

In quel momento l’emendamento fu ritirato in seguito anche alla decisa azione delle associazioni di host che inondarono di lettere di protesta le caselle e-mail di numerosi esponenti del governo e della commissione che stava esaminando la proposta di legge.

Tornando al decalogo dei sindaci Nardella e Brugnaro, secondo me dettato da posizioni ideologiche, strumentali a costruirsi una immagine a livello internazionale quale trampolino di lancio per un “luminoso futuro politico” dopo la fine del secondo mandato in città importanti come Firenze e Venezia, grande è il rischio che noi cittadini corriamo a causa di ambizioni di chi in realtà poco si interessa alle problematiche della gente; pertanto l’unico modo di contrastare le azioni di questi personaggi è quello di unirsi per far sentire le nostre voci che sono tante e che rivendicano a pieno diritto le proprie ragioni.

La nostra associazione Myguestfriend fa parte del network nazionale Host+Host e proprio in questi giorni è nata la confederazione F.A.R.E. (Federazione Associazioni Ricettività Extralberghiera) che raccoglie una quarantina di associazioni di tutta Italia. E’ forse l’inizio della nostra riscossa?

Antonella78
Level 10
Milan, Italy

@Alda6 concordo su tutto e come socia di OspitaMI ti confermo che anche noi siamo nel FARE e speriamo di avere tanta voce in capitolo! Quello che più mi urta sono gli interessi privati che muovono a dire o scrivere  castronerie (ricordi il Report di qualche settimana fa con Bocca che ne ha dette di ogni colore, in diretta su una rete nazionale e senza possibilità di replica da parte nostra?) ciao

Francesca
Former Community Manager
Former Community Manager
London, United Kingdom

Che è successo con Bocca @Antonella78 ? Raccontaci, raccontaci... 🙂

 


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Cristiana19
Level 10
Venice, Italy

Cara @Ilaria133, (ma anche care @Antonella78 @Alda6 @Roberto193 @Gabriella258 e cara @Eliana16 ) sottoscrivo ogni tua parola,  anche perché mi trovo nella tua medesima posizione: una milanese che da anni vive in laguna con una passione per l'ospitalità.

L'amore per l'ospite mi ha portato a fare cose che neppure avrei immaginato, ma il trattamento a noi riservato dall'incredibile sindaco Brugnaro, che ha diversi interessi invece proprio nella lobby alberghiera del turismo all'ammasso, concentrato soprattutto in terraferma, la dice lunga su come la percezione del nostro lavoro viene vissuta in Città.

Aggiungo solo un appunto alla tua nota in tutto condivisibile.

E riguarda il problema delle fosse settiche che - rendendole obbligatorie per il privato che si occupa di locazioni brevi - impone a un cittadino di assolvere a ciò che il Comune avrebbe dovuto da molto tempo (e per questo ha ricevuto ricche sovvenzioni dallo Stato) fare. Imporre ai privati cittadini di intervenire sulla rete fognaria civica è un onere che non compare in alcuna Città italiana e travalica di molto quanto si possa richiedere a chiunque per il proprio Comune.

Ma non è tutto: ormai molti studi importanti ritengono che "sforacchiare" Venezia in modo arbitrario e personalissimo (così come avviene ogni qualvolta un privato deve adeguare il proprio stabile alle direttive cittadine per un motivo o per un altro costruendo le fosse settiche) è quanto di più sbagliato si possa fare per il fragilissimo terreno su cui Venezia è costruita. Gli stessi studi dimostrano che in altro modo si potrebbe costruire una rete fognaria con altri metodi e altri progetti molto più in linea con la sopravvivenza del territorio lagunare, ma questi metodi e proposte pretendono l'attivazione del Comune, che avrebbe quindi l'obbligo (come in qualsiasi altra Città d'Italia) di mantenere fede al proprio impegno (perché esiste un impegno in tal proposito, e il Comune l'ha sempre disatteso) di costruire una rete fognaria acquea degna di questo nome.

E' semplicemente incredibile che i Veneziani non si siano mai ribellati a questa vessazione che potrebbe anche finire in qualche corte per avere udienza. 

Ma i Veneziani, si sa ,sono poco propensi a difendere davvero la propria Città. E lo dico da cittadina...

Tutto ciò si riverbera su un'attività, quella dell'host, che invece dà molto a Venezia in termini di resilienza, come ben dici tu, e di sane attività cittadine. I miei (e tuoi) guests visitano i Musei, vanno nei negozi, vivono nelle calli, fanno la spesa a Rialto o a Santa Margherita o in Via Garibaldi, comprano oggetti in cartoleria, dal fiorista, in enoteca, girano per le isole della laguna, vanno per bàcari, esattamente come noi.

Il nostro è il turismo "buono", quello dei visitatori che rimangono diversi giorni perché le nostre tariffe sono umane a fronte di un'ospitalità che spesso è anche migliore di quella di alberghi blasonati. Perché a casa nostra il guest è un guest, non un turista da spennare o trattare come una macchina mungi-soldi.

E il guest lo ha capito, è per questo che il Decalogo colpisce la nostra attività, perché procedendo con l'ospitalità delle nostre case, si costringerebbe gli albergatori a emergere dal folto, quanto impersonale "sottobosco" che invece copre le loro attività imprenditoriali (catene di finti alloggi "privati", spesso in nero o comunque non sempre registrati), che hanno - loro sì - snaturato il tessuto sociale cittadino con un turismo breve e di nessun impatto per chi lavora in Città. Per non parlare delle mostruosità di quei dormitori orribili a 40 euro a notte), sorti con la velocità della luce a Mestre, che di fatto rendono l' "hinterland" il dormitorio di Venezia e scaricheranno in laguna centinaia di migliaia di turisti che torneranno indietro a fine visita. Un orrore di cui nessuno si lamenta e che rischia di distruggere definitivamente, passata l'attuale situazione, quel poco di buono che a Venezia si è fatto relativamente al turismo che può e deve convivere con la nostra Città.

Io sto con l'Associazione ABBAV (Associazione veneta che si occupa di tutelare ogni forma di attività di locazione turistica con un occhio molto particolare per la nostra) che recentemente si è occupata proprio del Decalogo con esiti che potrebbero essere interessanti per tutti noi.

A partire dalla realtà, unica e incontrovertibile, delle norme che proibiscono a chiunque - anche allo Stato anche al Comune - di limitare il nostro sacrosanto diritto di fare ciò che vogliamo delle nostre proprietà (seguendo le normative che ormai sono anche troppo stringenti), soprattutto in termini di imposizione di quanti giorni si possa locare il proprio appartamento.

E su questo ci sono già alcuni provvedimenti di cittadini (del Lazio) che hanno impugnato provvedimenti restrittivi e hanno vinto in sede di ricorso al TAR (una sentenza del 2016 di cui si parla qui https://www.bed-and-breakfast.it/it/news/B&B-case-vacanza-niente-limiti-tar-lazio/1599).

La strada è però in salita, perché - perlomeno a Venezia - noi hosts siamo "guardati male" dagli stessi cittadini, i cui cervelli sono stati imbottiti di ciarle funzionali agli interessi delle grandi lobbies alberghiere che hanno di fatto cambiato il volto della Città soprattutto negli ultimi dieci-ventanni.

E' un problema molto serio che sino ad oggi è stato affrontato solo in termini punitivi per chi cerca di lavorare onestamente, offrendo un servizio che non dovrebbe confliggere con quello degli alberghi (e, in questo senso, mi spiace sottolinearlo, cara @Ilaria133, ma non possiamo fornire all'ospite frutta fresca o alcun altro alimento o suppellettile che rappresenti un compito che ci è impedito di svolgere) perché la  nostra attività è diversa: è stare con il turista che in alcuni casi diventa amico, è condividere con lui le sue avventure cittadine, è non avere altro interesse se non il suo benessere, nella speranza magari di rivederlo un giorno perché fa piacere anche a noi...

Siamo diversi e dovremmo dimostrarlo invece di nasconderci.

Cara @Ilaria133, se hai progetti, sono pronta a condividerli e ad ascoltare, anche facendo il mio.

Un abbraccio a tutti.

 

 

 

 

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